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Il credito d'imposta, a quelle condizioni, era insostenibile. Qualcosa a metà fra una sorta di reddito di cittadinanza per i cinematografari e uno speciale bonus facciate per le case di produzione

Poiché amiamo il cinema, persino quello italiano, è da giorni che seguiamo lo scandalo dei finanziamenti pubblici, già titolato «Filmopoli». Tax credit, fondi richiesti sotto un certo governo, soldi erogati sotto un altro, domande fantasma, contributi a pioggia. La situazione, direbbe un mediocre sceneggiatore, «è più complicata di quello che sembra».

Ciò che abbiamo capito è che il sistema - nato molti governi fa, perfezionato dal ministro Franceschini e poi corretto dai ministri Sangiuliano e Giuli - faceva acqua da tutte le parti. Il credito d'imposta, a quelle condizioni, era insostenibile. Qualcosa a metà fra una sorta di reddito di cittadinanza per i cinematografari e uno speciale bonus facciate per le case di produzione.