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Ultimo aggiornamento: 7:45

Nel silenzio prolungato della diplomazia internazionale, il Kashmir continua a rappresentare una ferita aperta nel cuore dell’Asia meridionale. Troppo a lungo il conflitto tra India e Pakistan è stato ignorato o trattato come una questione secondaria dagli attori globali. Ora però, con la recente disponibilità annunciata dal Donald Trump, a mediare tra queste due potenze nucleari, credo che il momento sia finalmente maturo perché il mondo si esprima con chiarezza.

Trump ha affermato di voler risolvere “differenze radicate tra i Paesi” e, a mio avviso, il Kashmir non può restare escluso da questa iniziativa. Il ruolo di Trump come mediatore potrebbe portare al tavolo delle trattative India e Pakistan, intrappolate da decenni in un confronto congelato, ma potenzialmente esplosivo.

Tuttavia, non si tratta soltanto di dispute territoriali. La situazione del Kashmir è prima di tutto una questione di diritti umani, autodeterminazione e sicurezza globale. Milioni di civili vivono quotidianamente sotto militarizzazione, privati di libertà e dignità. Questo rende urgente un’azione diplomatica multilaterale, in cui Nazioni Unite, Unione Europea e potenze emergenti assumano posizioni chiare e coordinate. A mio giudizio, è necessario che anche l’India sia incoraggiata o persino spinta ad accettare un dialogo sincero.