VIGONZA (PADOVA) - «Da quando l’ho ritrovata le scrivo tutte le sere e anche al mattino per augurarle la buonanotte e per chiederle come sta, ma ricevo sempre risposte fredde e impersonali. Non so chi risponda e, soprattutto, se le riferiscano i miei messaggi». Andrea Tonello, imprenditore di 54 anni originario di Codiverno di Vigonza ma da tre anni residente a Carmignano di Brenta, lo scorso 13 giugno ha rivisto la figlia Chantal Tonello, dopo che era stata rapita 13 anni fa dalla madre, quando la bambina aveva appena 14 mesi. Potrebbe tornare a Mezőtúr, in Ungheria, già domani (giovedì) o al massimo venerdì.

«Dopo il blitz della polizia ungherese nell’appartamento di Mezőtúr, dove Chantal è stata praticamente rinchiusa per tutti questi anni dalla madre con la complicità della nonna materna, ho potuto rivederla per alcuni colloqui. Mia figlia è cresciuta ed è diventata una ragazzina alla quale la madre ha rubato l’infanzia, costringendola a vivere praticamente segregata. Non è andata a scuola, non credo sappia né leggere né scrivere. Non conosce il mondo fuori da quella casa e non sa nemmeno che esiste un mondo. Non è mai stata al parco giochi, in una gelateria, non ha mai giocato con altri bambini. Per tutti questi anni ha visto solo quattro persone: la madre e il suo compagno, la nonna e una zia. Ha vissuto con la paura che io fossi fuori di casa pronto a portarla via. Ora, dopo il suo ritrovamento, la nonna ha acconsentito a collaborare per mantenere vivi e continui i nostri rapporti. Così ogni sera le auguro la buonanotte e al mattino le chiedo come sta. Tuttavia, serve qualcuno che traduca ciò che scrivo, e non sono sicuro che la nonna mantenga quanto promesso. Ricevo sempre risposte concise e impersonali; non so chi mi risponda e, soprattutto, non so se riferiscano davvero i miei messaggi a Chantal. La situazione è estremamente delicata e sento forte il rischio che, da un momento all’altro, i contatti possano interrompersi».