Forse è arrivato il momento di buttar via un paio di sostantivi diventati intollerabili con i loro rispettivi derivati e aggettivi. Non c’è parola più infida di «buonismo». Una parola italiana che lo studioso Giuseppe Patota definisce, nel sito della Crusca, parola-alibi e che non sembra avere corrispettivi esatti nelle altre lingue, considerando il suo carico di ironia sprezzante. Il «buonismo», entrato nei vocabolari dal 1996, è definito come esibizione di buoni sentimenti. Specularmente, il suo contrario, «cattivismo» è il puro gusto di apparire cinici.