SAN VITO DI CADORE (BELLUNO) - Danni ingenti, fango ovunque e scenario apocalittico a Borca. Tutto tranquillo a San Vito. E pensare che la distanza è di qualche chilometro in linea d'aria. Fatto sta che la "bomba d'acqua" che ha scatenato la frana di Cancia si è concentrata tutta sull'Antelao: 50 millimetri di precipitazione concentrati in meno di mezzora, in un'area di appena 1,7 chilometri quadrati. Invece, la pioggia - normalissima - a San Vito non ha fatto muovere neanche un sassolino. L'attenzione era puntata sulla Croda Marcora. O meglio, alle pendici della montagna (gruppo del Sorapis) dove si era mosso il materiale derivante dai crolli di sabato e di domenica. Se fosse piovuto in maniera imponente, si sarebbero potute creare condizioni simili a quelle viste a Cancia.
Ecco perché il Coc di San Vito è rimasto aperto. I crolli di sabato - davvero enormi, con la nuvola di polvere e detriti che aveva invaso l'Alemagna e buona parte del paese - aveva allertato le istituzioni locali e nell'immediatezza del fatto il sindaco aveva deciso di attivare il centro operativo comunale, per monitorare costantemente la situazione. Centro che ha sede al secondo piano del palazzo municipale dove le informazioni vengono vagliate e, nel caso, presi i provvedimenti conseguenti. Centro che è stato operativo anche nei giorni successivi e che, a seconda delle condizioni meteo, continuerà a esserlo. «Abbiamo avuto l'autorevole consulenza del geologo Doglioni che ha consigliato di mantenere operativo il Coc perché, anche per i temporali di questi giorni, potrebbero capitare altri distacchi ed è bene essere pronti» spiegava ieri il primo cittadino, Franco De Bon.










