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Ultimo aggiornamento: 12:18

La prima volta, sei anni fa, gli era andata maluccio. Questa volta – in quella che era stata da lui accuratamente preparata come una regale, definitiva rivincita – gli è andata decisamente peggio. Nel 2019 la parata militare da lui imposta, tra i mugugni dei massimi dirigenti del Pentagono, nel giorno dell’Indipendenza (il 4 di luglio), si era risolta, sotto una pioggia battente, in un mezzo fiasco, O, se si preferisce, in una patetica, mediocre, forzatissima e, a tratti, decisamente ridicola imitazione dell’originale francese (la famosa, storica e molto ‘napoleonica” parata militare del giorno della presa della Bastiglia) che tanto aveva affascinato Donald Trump l’anno prima, quando era andato in visita ufficiale a Parigi, incontrandosi con Emmanuel Macron, giusto nei giorni a cavallo del 14 luglio. Sabato scorso, 14 giugno 2025, quel mezzo fiasco – già peraltro finito nel dimenticatoio della Storia – si è trasformato in una completa e pubblica umiliazione, non solo destinata a restare nel tempo, ma anche ad incidere negativamente – quanto si vedrà – sulla sua marcia verso i poteri assoluti.

Ma cominciamo dall’inizio. La parata militare, con carri armati, missili, cannoni e truppe che, con o senza il passo dell’oca, sfilano di fronte ad un faraonico palco salutando il “Grande ed Amato Leader”, è sempre stata, per Donald Trump, una sorta di “specchio delle mie brame”. Tanto che si narra che, già nel gennaio del 2017, nel giorno della sua prima cerimonia inaugurale, avesse molto insistito – sbattendo però contro il muro unanimemente eretto dal suo Segretario alla Difesa, Mark Esper e dal Chairman of the Joint Chief of Staff, Mark Milley, due personaggi che oggi non esitano a chiamare “a fascist to the core”, un fascista a tutto tondo, l’attuale presidente – per coronare il suo primo ingresso alla Casa Bianca con una pubblica esposizione della forza militare della quale, contro ogni previsione, era diventato “commander in chief”..