Ottantamila euro dal Comune di Roma all’associazione Circolo di Cultura Mario Mieli come «supporto per la realizzazione dell’evento Roma Pride 2025 presso le Terme di Caracalla». Un contributo erogato tramite la municipalizzata Zètema per finanziare ufficio stampa, organizzazione artistica, manutenzione del sito e allestimento tecnico di audio e luci. Lo stanziamento è datato 12 giugno, due giorni prima della parata che - lungi ormai dall’essere una manifestazione unitaria, in cui protagonisti sono solo i diritti - ha visto momenti di tensione e ostilità profonda, finendo per essere monopolizzata da una visione politica a senso unico. Dalle bandiere della Palestina sventolate in primis dalla madrina dell’evento, la cantante Rose Villain, agli attacchi scanditi al megafono da alcuni partecipanti contro i carri dell’associazione Keshet. Ma le avvisaglie di quale sarebbe stato l’«andazzo» della manifestazione erano evidenti già dalla vigilia, quando sono scoppiate polemiche su alcuni degli sponsor dell’evento, accusati di essere pro Israele. Eppure, anche quest’anno come i precedenti, il sindaco Gualtieri ha ritenuto opportuno concedere il patrocinio di Roma Capitale e finanziare la manifestazione con una cifra tutt’altro che irrisoria. Sorridente, con la fascia tricolore al collo, sabato Gualtieri era in testa al corteo quando è partito da piazza della Repubblica. Intanto però c’è chi, nella società civile, inizia a chiedere trasparenza sugli introiti e sulla gestione della parata, controversa mai come quest’anno. «Si parla tanto della concorrenza e della direttiva Bolkestein per le concessioni balneari. Facciamolo anche per il Roma Pride. Se muove un giro d’affari di grande portata, come è evidente, perché deve essere organizzato sempre dagli stessi?».