Con le sue false identità ha ingannato produttori cinematografici di mezzo mondo. Rexal Ford è solo un «alias», un nome fasullo: l’americano accusato di aver ucciso la bambina di otto mesi trovata a Villa Pamphili e di aver occultato il corpo della madre, si chiama in realtà Francis Kaufmann. Dal 2019 girava con un passaporto vero ma con un finto nome, come emerso dalla collaborazione della Procura di Roma con l’Fbi. Il 46enne, ora detenuto nel carcere di Volos in Grecia, si è opposto all’estradizione in Italia e sarà la Corte d’Appello di Larissa a decidere sulla sua eventuale consegna. È su una ragnatela di bugie che Ford-Kaufmann ha costruito una vita intera e una carriera da regista, millantando film pronti da girare e raggirando investitori navigati. Ian Franses, direttore di una società inglese di investimenti in campo cinematografico, lo aveva pure raccomandato a una nota azienda di consulenza della Capitale.
Villa Pamphili, l'alias e le bugie di Ford-Kaufmann. Il producer britannico Ian Franses: lo conosco, lo aiutavo per il film
Il producer britannico aveva raccomandato l'americano a una società romana, il cui titolare ora racconta: «Venne da noi con la bambina, siamo scioccati»












