Ho tra le mani un libro uscito cinquant’anni fa. In copertina, su fondo bianco, porta un disegno virato in rosso e firmato da Bruno Caruso, con il ritratto di un ragazzo di quelli che allora si chiamavano capelloni. Pochi si sono ricordati dell’anniversario tondo de Il sovversivo di Corrado Stajano, numero 71 degli Struzzi Einaudi. Il libro, oggi reperibile nell’edizione 2019 del Saggiatore, è diventato un classico della letteratura civile, un modello per tanta narrativa documentaria o giornalismo narrativo fondato sulla cronaca e sulle testimonianze orali e scritte. Stajano aveva allora 45 anni, si era già occupato, per la Rai con Olmi, di Resistenza, di fascismo e di neofascismo, aveva già curato un libro sulla strage di Piazza Fontana (Le bombe di Milano). Con Il sovversivo affrontava la storia di un ventenne, Franco Serantini, morto in carcere a Pisa il 7 maggio 1972 dopo essere stato trattenuto per due notti senza ricevere le cure di cui aveva bisogno.
Quel sovversivo diventato classico
Pochi si sono ricordati dell’anniversario tondo de Il sovversivo di Corrado Stajano, numero 71 degli Struzzi Einaudi. Il libro, oggi reperibile nell’edizione 2019 del Saggiatore, è diventato un classico della letteratura civile, un modello per tanta narrativa documentaria o giornalismo narrativo fondato sulla cronaca e sulle testimonianze orali e scritte






