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Diventa virale un’intervista del 1986 rilasciata a Mixer da un giovane Netanyahu: duro contro Arafat e i media, nega che Israele voglia la guerra e accusa i terroristi di colpire civili di proposito

È diventato virale sui social una vecchia intervista datata 1986 all’allora 37enne ambasciatore all’Onu (e vice ambasciatore in Usa) per conto del governo di Ytzhak Shamir, Benjamin Netanyahu. Un botta e risposta faccia a faccia senza sconti, neanche da parte del conduttore di Mixer, su questioni che si trascinano ormai da più di 40 anni. Il rapporto tra Palestina e terroristi, le responsabilità di chi chiede due Stati e poi imbraccia le armi e «uccide consapevolmente i civili», di proposito, in una guerra «che Israele non ha mai voluto combattere».

Certo, lo scenario geopolitico internazionale è profondamente mutato. Ma il canovaccio della discussione non si discosta dai grandi temi di cui si dibatte ancora oggi. Serve una «grande alleanza di tutto l’Occidente» contro chi vuole sconfiggerlo. Allora era il comunismo e l’Islam ma anche i giornali e i media che «ripetono cose che non comprendono», tipo l’idea che i terroristi «combattano per la libertà e l’autodeterminazione del loro Paese», quando invece vogliono soltanto mettere in discussione l’esistenza stessa di Israele, che quando uccide civili «non lo fa di proposito, come invece fanno i terroristi incoraggiati da Arafat», uno che preferisce «il lusso e i morti ammazzati» alla fine del conflitto arabo-israeliano.