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Negli ultimi mesi il premier israeliano ha fomentato le divisioni nella Striscia contro Hamas. In crescita le quotazioni di Yassser Abu Shabab

L'ennesima e forse definitiva resa dei conti tra il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu e Hamas nella Striscia di Gaza sembra essere questione di ore. Gli obiettivi di "Bibi" appaiono ben chiari: le forze dell'Idf, ha detto il premier dello Stato ebraico durante una riunione di governo, dovranno "sconfiggere il nemico, liberare gli ostaggi e garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele". Come raggiungere davvero tali risultati e, soprattutto, come controllare l'exclave palestinese dopo il ridimensionamento totale dei miliziani islamisti appare però incerto.

Una strategia a cui il capo del governo israeliano potrebbe continuare a fare ricorso è quella del divide et impera, la preferita da Netanyahu che l'ha già adoperata nel periodo antecedente alle stragi del 7 ottobre quando per indebolire il fronte palestinese ha rafforzato Hamas nella Striscia permettendogli di ricevere finanziamenti dal Qatar e più di recente quando ha mobilitato una serie di clan palestinesi in funzione anti-fedayn.