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Ultimo aggiornamento: 17:39
C’è una spruzzata di sovranismo, tanta confusione e a ben vedere anche un pizzico di codardia nella scelta che ha portato Gennaro Gattuso a diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Lui in panchina nonostante in curriculum abbia una sfilza di fallimenti tra Napoli, Valencia e Marsiglia, e l’anno scorso sia finito addirittura in Croazia all’Hajduk Spalato, elevato fino alla panchina della nazionale soltanto perché è stato uno degli eroi del Mondiale 2006. Si è parlato come grande saggio di Cesare Prandelli, che è stato un ottimo ct (nella prima parte della sua esperienza, a Euro 2012, poi un disastro ai Mondiali 2014, e comunque è fuori dal calcio che conta da una decina d’anni); di altri ex azzurri come Bonucci, Perrotta e Zambrotta, non si è ben capito in che ruolo. Più che un progetto nuovo, come l’ha definito con la solita prosopopea il presidente federale, Gabriele Gravina, sembra un’armata Brancaleone. La squadra perfetta per mancare pure il prossimo Mondiale, o comunque continuare lungo il pendio di un movimento senza talento e soprattutto senza idee.
Due aspetti soprattutto colpiscono della desolante gestione azzurra. Il primo è la retorica stantia dell’“Italia agli italiani!”. La celebrazione di una generazione, quella del 2006, che ci ha regalato un’emozione indimenticabile ai Mondiali in Germania ma dopo, con tutto il rispetto parlando, fuori dal campo si è rivelata una generazione di mediocri. Buffon che per l’horror vacui della vita dopo il ritiro ha tirato fino a 45 anni, almeno gli ultimi 4-5 tranquillamente evitabili. Totti per lo stesso motivo voleva tornare l’anno scorso, visto che la carriera da direttore sportivo non è mai decollata e alla Roma i Friedkin non lo vogliono tra i piedi in società. De Rossi tanta buona stampa ma fin qui pochi risultati. Cannavaro ha esperienze in Cina, Croazia, e una salvezza per caso a Udine. Gilardino cacciato a Genova, Nesta retrocesso da ultimissimo col Monza. Perrotta grigio sindacalista dell’Assocalciatori, una delle componenti che più ha contribuito allo sfacelo del movimento. Pirlo un disastro tra Juve e Sampdoria. Alla fine i migliori probabilmente si sono rivelati Fabio Grosso e Pippo Inzaghi, che hanno vinto due campionati ma in Serie B, altra categoria.












