Roma, 16 giu. (askanews) – “In appena due secoli l’azione dell’uomo ha inciso sulla struttura genetica di una specie rimasta invariata per millenni. Una perdita di biodiversità che rende il tonno più vulnerabile ai cambiamenti climatici, alle malattie, alle alterazioni ambientali. Eppure, la gestione responsabile avviata a partire dagli anni Duemila ha permesso un’inversione di rotta. L’Italia, ad esempio, è passata da una quota di 4.300 tonnellate nel 2019 a oltre 5.200 nel 2023, grazie a piani di gestione rigorosi, lotta alla pesca illegale e protezione degli esemplari giovani”. Così in una nota Mario Serpillo, presidente dell’Uci, l’Unione Coltivatori Italiani, commentando gli ultimi risultati della ricerca condotta dall’Università di Bologna e pubblicata sulla rivista Pnas, che documenta per la prima volta gli effetti genetici dello sfruttamento intensivo del tonno rosso.

Secondo Serpillo, il caso del tonno rosso dovrebbe spingere a una riflessione più ampia sulle condizioni strutturali del settore pesca. “Il nostro Paese conta oggi oltre 14.000 imprese attive nel settore della pesca e acquacoltura, con circa 73.000 addetti. Eppure, le infrastrutture portuali versano in condizioni critiche in molte regioni, specialmente nel Mezzogiorno. Mancano impianti per la refrigerazione, spazi adeguati alla vendita diretta, servizi igienico-sanitari e doganali, oltre a strutture logistiche in grado di valorizzare il pescato”.