Alessandro Pier Guidi (Ferrari 499P) sul terzo gradino del podio alla 24 Ore di Le Mans. Dopo una qualifica non esaltante (11° tempo e fuori dalla lotta per l’hyperpole), il tortonese è andato a podio così come già accaduto in occasione della vittoria nell’edizione del centenario (2023) e lo scorso anno. Vittoria comunque della Ferrari, quella privata gialla di Af Corse: per la casa di Maranello è il terzo successo consecutivo che permette di conservare per sempre il trofeo, un diritto che spetta solo a chi ottiene appunto un tris consecutivo. La corsa ha regalato colpi di scena a ripetizione, e quello più amaro per l’equipaggio #51 - composto inoltre da Antonio Giovinazzi e James Calado - è arrivato a poco meno di 4 ore dal termine, quando proprio Pier Guidi, in testa alla gara, nel rientrare ai box ha commesso una sbavatura costata carissima. Macchina in testacoda nella chicane di rallentamento verso la pit-lane e leadership della gara passata alla #83 di AF Corse.
Ma chi è Pier Guidi? Non è il classico pilota da copertina. Niente social da star, niente frasi a effetto o show da paddock. Alessandro Pier Guidi è uno di quei rari talenti che parlano solo con il volante. Nato a Tortona nel 1983, ha costruito la sua carriera lontano dai riflettori, ma sempre nel cuore pulsante della velocità. Per capirlo, basta vederlo a Le Mans: casco rosso Ferrari, visiera abbassata, e uno sguardo che non si sposta mai dallo specchietto. Quando nel 2023 ha vinto la 24 Ore di Le Mans con la Ferrari 499P, ha firmato una delle pagine più romantiche della storia del Cavallino Rampante. Sessant’anni dopo l’ultimo successo assoluto di Ferrari nella classica francese, è stato proprio lui — con James Calado e Antonio Giovinazzi — a riportare Maranello in cima. E lo ha fatto da protagonista, guidando l’ultimo stint decisivo sotto una pioggia incerta, con la Toyota GR010 #8 che premeva alle spalle.











