La 24 Ore è di nuovo rampante. In trionfo il polacco che nel 2011 rischiò l’amputazione della mano. Terza la rossa numero 51
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Tre vittorie in tre anni con tre macchine diverse. Questa è una Ferrari che riscrive la storia delle corse automobilistiche portandosi a casa il trofeo più bello che adesso resterà per sempre a Maranello, onore per chi vince tre volte di fila una delle tre gare più famose del mondo. A guidare la Ferrari gialla numero 83 sotto la bandiera a scacchi è stato Robert Kubica, la ciliegina sulla torta di una storia perfetta. Perché vedere Robert festeggiare a modo suo con i compagni di squadra, il cinese Yifei Ye e il britannico Philip Hanson, aggiunge emozione ad una storia che di per sé sarebbe già abbastanza grande.Kubica ha vinto contro tutto e contro tutti. Lui che aveva visto il destino voltargli le spalle il 6 febbraio 2011 al Rally Ronde di Andora quando un guard-rail aveva squarciato la sua Renault, ma anche il suo corpo e i suoi sogni che lo stavano portando a vestire la tuta della Ferrari come compagno di squadra di Fernando Alonso in Formula 1. Era arrivato in ospedale con 42 fratture, praticamente non aveva più il suo lato destro. «Sul corpo prima hanno lavorato parecchio gli altri, medici e chirurghi. Sulla mente invece ho dovuto lavorare io ed è stata tosta. Una volta che il fisico era a posto e i miei limiti erano chiari, sapendo che non sarei più tornato come prima, ho dovuto cominciare a lottare con la mia testa perché all'inizio il cervello rifiutava il mio corpo. Mi svegliavo e non sentivo il mio lato destro, il braccio, la mano. Mi ero reciso anche dei nervi e non avevo la sensibilità nelle dita, cosa che ancora oggi non ho del tutto».Ma Robert ha la testa più dura dell'asfalto di Le Mans. Non ha mai pensato di smettere. È diventato mancino, è tornato in Formula 1, si è dedicato all'endurance. Pochi anni fa era arrivato a un'ora dalla vittoria della 24 ore. Poi la sfortuna gli era andata incontro un'altra volta. Questa volta tutto ha funzionato, soprattutto il suo ultimo stint di quattro ore con una Porsche da contenere e le altre due Ferrari ufficiali da controllare.











