“Solo l’Occidente conosce la storia. Altre culture, altre civiltà hanno conosciuto qualcosa che alla storia vagamente assomiglia”. No, non è il delirio di un oligarca nostalgico né l’editoriale di qualche noto opinionista accecato dalla gloria dell’Occidente. È l’incipit del paragrafo dedicato alla storia nelle Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione 2025, pubblicate dal Ministero dell’Istruzione italiano. Il testo è stato riportato a suo tempo da quasi tutta la stampa italiana.

Ma c’è un passaggio, tra le righe di quel documento ministeriale, che lascia davvero senza parole. Si tratta di un’impostazione che, neanche a dirlo, ripropone una visione marcatamente etnocentrica, quella in cui l’Occidente viene celebrato come unico protagonista legittimo della storia e custode indiscusso dell’esperienza democratica.

Già, perché quando si arriva a scrivere – nero su bianco – che “solo l’Occidente conosce la storia”, il messaggio è chiaro: tutto il resto del mondo, dalle civiltà millenarie dalla Persia alla Cina, fino all’universo storico del continente africano, viene liquidato come una parentesi secondaria. Come se si trattasse di esperienze vagamente simili alla storia… ma non proprio. E così, ancora una volta, la narrazione si piega su se stessa, ignorando interi continenti e riducendo la complessità del passato a un racconto a senso unico.