Le piccole eredità diffuse diminuiscono le disuguaglianze di ricchezza, perché migliorano la condizione economica di famiglie che si collocano nella fascia intermedia della distribuzione dei patrimoni. Eppure sono tassate, in proporzione, più di quelle grandi che sulle disuguaglianze hanno un impatto negativo, con tutto quel che ne deriva in termini di minore mobilità sociale, sfiducia nelle istituzioni, indebolimento della crescita. Rimediare non sarebbe complicato, perché esiste una precisa “soglia critica” oltre la quale gli svantaggi per la società suggeriscono di aumentare il carico fiscale. Per l’Italia ammonta a 429mila euro: meno di metà rispetto alla franchigia di 1 milione di euro sotto la quale nel nostro Paese i lasciti tra coniugi e parenti in linea retta sono del tutto esentasse. A individuare quel numero chiave, utilizzando un nuovo approccio empirico, è il paper The influence of inheritances on wealth inequality in rich countries degli economisti Salvatore Morelli, Brian Nolan, Juan Palomino e Philippe Van Kerm, appena pubblicato sul Journal of Public Economics.
Le conclusioni sono preziose in una fase in cui il peso delle eredità sul reddito nazionale è in forte crescita per effetto del passaggio generazionale dai baby boomer ai loro figli e nipoti mentre la tassazione effettiva tende a diminuire. Paradossalmente “oggi circa il 70% dell’onere tributario ricade sui lasciti sotto 1 milione di euro“, ha spiegato Morelli, associato di Economia pubblica all’università Roma Tre, durante il convegno Tassazione della ricchezza: stato dell’arte, potenzialità e prospettive che si è tenuto venerdì a Roma (qui la registrazione della prima e della seconda parte con la presentazione di Morelli). “L’imposta di successione non è progressiva: su un asse ereditario di valore superiore a 10 milioni grava un’aliquota media effettiva dell’1%, identica a quella che colpisce eredità tra zero e 20mila euro“. Una macroscopica iniquità a favore dei contribuenti in condizioni più floride e dei loro discendenti, a scapito dell’erario. Oggi il gettito che deriva da quest’imposta, come ha ricordato Francesco Figari che insegna Scienza delle Finanze all’università del Piemonte orientale, si ferma sotto lo 0,07% del pil, circa 900 milioni di euro l’anno. Tra i più bassi dell’Ocse. La Francia, dove la pressione fiscale complessiva è simile a quella italiana ma si concentra molto di più sulle successioni e meno sui redditi, ne ricava 21 miliardi.







