scienze
I cetacei hanno il cervello più grande in assoluto tra gli animali: nei maschi adulti di capodoglio per esempio sfiora gli otto chili, cinque volte il nostro, e le convoluzioni della corteccia sono paragonabili alle nostre. La loro è un’intelligenza mammifera acquatica, senza le mani e senza il fuoco, altamente sociale e comunicativa, in particolare sonora. Fluttuando leggiadri in un elemento molto più denso dell’aria, diffondono più facilmente i loro suoni. Di conseguenza i cetacei creano e abitano un mondo pieno di suoni, al quale noi siamo sordi.
Un'intelligenza sonora nelle profondità oceanicheGli audio messaggi dei cetacei costituiscono un vero e proprio social network oceanico: la loro continua conversazione a base di clicks, fischi e schiocchi tiene insieme le famiglie e i gruppi, e non importa che siano dispersi per centinaia di miglia. Si mandano in continuazione tweet sottomarini per sapere dove sono, per coordinarsi, cacciare, avvisarsi di pericoli e migrare tra zone di caccia e zone di riproduzione. Grazie a un equivalente del codice Morse, sono persino in grado di riconoscersi individualmente e in base al clan di appartenenza.
Quando l’idrofono capta un treno di clicks in rapidissima sequenza, significa che il cetaceo ha puntato il suo raffinato sistema di ecolocazione sulla barca che lo sta spiando. A quel punto sorge un interrogativo filosofico un po’ inquietante: siamo noi a studiarlo o è lui che sta scrutando noi? Deve esserselo chiesto molte volte Roger Payne, nato a New York nel 1935, laureato in biologia ad Harvard. Aveva iniziato studiando l’ecolocazione nei pipistrelli e l’udito formidabile dei gufi, per poi concentrarsi sui cetacei, in particolare le megattere, le meravigliose balenottere con la testa bitorzoluta, grandi migratrici dai poli ai tropici andata e ritorno, diffuse in tutti gli oceani. 40 tonnellate di stazza per 15 metri di lunghezza, mangiano krill e pesciolini, che stordiscono creando le loro caratteristiche reti di bolle. Gli inglesi le chiamano humpback whales, cioè balene gobbe, perché quando si immergono inarcano e piegano il dorso in un modo molto particolare. Poi fanno grandi salti e ripiombano in acqua sul dorso.






