Mark Carney non poteva immaginare che il G7 ereditato a pochi mesi dalle elezioni che lo hanno incoronato primo ministro del Canada sarebbe andato in scena nel pieno di una guerra. Un’altra guerra, combattuta a oltre diecimila chilometri, ma che irrompe a sorpresa qui tra le Montagne Rocciose, i boschi e i grandi specchi d’acqua dell’Alberta, dove i leader già provati dallo strazio di Gaza e dalla trincea ucraina devono testare la tenuta di un’alleanza che Donald Trump rende ogni giorno più complicata. È il primo G7 da quando il miliardario repubblicano è tornato a vestire i panni del presidente americano. Il primo vertice che vede riuniti i leader delle principali democrazie globali attorno allo stesso tavolo con Trump rientrato alla Casa Bianca. All’ultimo G7 a cui ha partecipato Trump, nel 2020, tra i colleghi che domani si ritroveranno a Kananaskis era presente solo il presidente francese Emmanuel Macron. Solo lui ricorda la fatica dei negoziati, le sbuffate dell’americano e la tensione durante i colloqui. Tutti immaginano che questa volta l’approccio non sarà molto diverso. Con un livello di incertezza però più diffuso. Perché Trump arriva davanti ai colleghi con tutte le crisi non risolte: senza ancora un accordo sui dazi, con Vladimir Putin totalmente sordo alle richieste di cessate il fuoco in Ucraina e il nuovo colpo di Benjamin Netanyahu che infiamma il Medio Oriente. LEGGI ANCHE Non ci si può abituare alle bombe La carambola mortale a Teheran e la mattanza chirurgica di Israele aprono un altro capitolo bellico e un’incognita geopolitica. Gli europei Giorgia Meloni, Macron, Frierich Merz e il britannico Keir Starmer puntano a una descalation, ma difendendo il diritto di Israele a mettere al sicuro la propria esistenza e schierandosi contro il programma nucleare iraniano. Cercano di interpretare in anticipo le mosse di Trump, per capire come posizionarsi nelle prossime ore, quando sarà più chiaro se si fermeranno o meno i caccia di Tel Aviv. Oggi, in Canada, potrebbe esserci qualche bilaterale prima del summit. Meloni, arrivata ieri sera, spingerà anche di persona con Trump sul mantenimento di una soluzione diplomatica, come già comunicato al presidente Usa e a Netanyahu venerdì sera. Ieri il segretario della Difesa americano Pete Hegseth si è augurato che, nonostante la decapitazione dei vertici militari e i blitz contro i siti nucleari, l’Iran possa tornare al tavolo dei negoziati in Oman, previsto per oggi, vigilia del G7. Prima dello strike israeliano il menù del summit del 16-17 giugno, nel parco naturale amato dai canadesi e abitato dagli orsi, aveva un che di irreale: gli americani non hanno permesso un comunicato congiunto, e le classiche conclusioni verranno sostituite da un sintetico riepilogo della presidenza canadese. Secondo le bozze fatte filtrare dagli sherpa, nelle sette dichiarazioni finali affidate, una a testa, ai leader, si parlerebbe di argomenti come immigrazione (Meloni), ma anche «tecnologie quantistiche» e «repressione transnazionale». Non di Ucraina, né di Gaza. Kiev ha una sessione dedicata, martedì, e allargata alla partecipazione del presidente Volodymyr Zelenksy e del segretario generale della Nato Mark Rutte. Tutti gli altri scenari saranno annacquati nella sessione 4, quella della cena di lavoro, prevista per domani sera e dal titolo molto generico “Rendere sicuro il mondo: temi geopolitici”. È qui che potrebbe finire anche la discussione sull’Iran. Per ora, come per Gaza e Kiev, non ne risulta traccia nelle dichiarazioni finali, ma la situazione è aperta e dinamica. Si tratta e si cerca un compromesso: si attende la posizione che assumerà Trump e cosa accadrà nell’area. Se il tycoon confermerà il sostegno ai raid di Netanyahu, se il regime della Guida Suprema Khamenei metterà nel mirino navi e basi militari Usa, e se – è uno scenario – ci sarà una sollevazione di popolo in Iran in grado di terremotare la Repubblica islamica. Il nuovo fronte ha avuto l’immediato effetto di disorientare i leader, costretti a rivedere le proprie strategie. Macron ha congelato il progetto, condiviso con l’Arabia Saudita, di riconoscere la Palestina. Meloni cerca prima di capire dove si fermerà il pendolo di Trump
Meloni vola in Canada per il G7. L’incognita Trump disorienta i leader
Gli europei puntano soluzione diplomatica ma nel primo summit con il tycoon pesa la volontà Usa











