CONEGLIANO - Un mese in più di detenzione perché non c'era a disposizione nessun braccialetto elettronico, nonostante il provvedimento di scarcerazione emesso dal giudice il 7 maggio scorso. Due giorni fa è arrivato e Abdou Guye, cittadino senegalese di 30 anni difeso dall'avvocato Alessandra Nava, ha potuto lasciare il carcere di Santa Bona e tornare a Conegliano, dove risiede. E potrà anche tornare a lavorare. L'unico suo obbligo sarà quello di non avvicinarsi a meno di 500 metri dalla 29enne coneglianese, e dai luoghi da lei frequentati, che lo ha denunciato per stupro in concorso con un'altra persona ancora non identificata, anche se Guye agli inquirenti ha fornito elementi utili per capire chi sia. È accusato di violenza sessuale di gruppo aggravata dall'uso delle armi e spaccio di sostanze stupefacenti.

La vicenda risale a metà novembre dello scorso anno. La vittima stava camminando in centro a Conegliano alla ricerca di un po' di droga. A un certo punto ha incontrato un amico chiedendogli dello stupefacente. Lui non ne aveva, ma si era offerto di accompagnarla da un pusher che conosceva. Lei a quel punto ha chiesto dell'eroina, che le era stata promessa se lo avesse seguto in un'abitazione situata alla periferia di Conegliano, dove si trovava appunto Guye. Ed è lì che si è consumata la violenza. Il 30enne, che alle spalle ha alcuni precedenti per furto, spaccio di sostanze stupefacenti, rissa e lesioni, era assieme a un'altra persona. Aveva l'eroina e l'ha data alla 29enne. Lei, stordita, non è riuscita a opporsi a quella violenza, perpetrata da entrambi. La vittima, dopo essere stata liberata dai due aguzzini, era ricorsa alle cure dell'ospedale e aveva presentato denuncia. Sentita poi in tribunale durante un'audizione protetta, aveva confermato quanto aveva sottoscritto nella querela.