Il via libera dell'esercito ad allontanarsi dai rifugi è arrivato solo a fine mattinata in tutto il Paese.

Ma l'abituale clima di spensieratezza che precede l'inizio dello Shabbath era già spazzato via alle tre del mattino dal lugubre suono dell'allarme di pericolo massimo sui cellulari. Milioni di persone sono state bruscamente strappate al sonno, solo qualche minuto per correre in massa verso le aree protette, tra attacchi di ansia, bambini in lacrime, anziani in difficoltà, gente che inciampa, caos.

Sui telefonini arrivano i flash con la dichiarazione del ministro della Difesa: "Stato di emergenza speciale in tutto lo stato di Israele in seguito ai raid preventivi contro l'Iran. In risposta si prevede un attacco con missili e droni, anche sulla popolazione civile, a breve". L'Idf spiega che l'attivazione degli allarmi aveva lo scopo di svegliare la popolazione in modo che si mettesse al riparo. Poi l'avvertimento a sirene spente, 'restate vicino ai rifugi'. Come dire, 'la controffensiva di Teheran non è ancora partita ma non si farà aspettare". E la notte passa in bianco per tutti.

Ritorna l'angoscia di aprile e ottobre dell'anno scorso, quando dalla Repubblica islamica furono lanciate centinaia di missili balistici, in buona parte intercettati. Ma non tutti.Poi è arrivata l'alba, e già il chiarore ha incominciato ad allontanare gli incubi a occhi aperti. La chiusura dell'aeroporto internazionale di Tel Aviv ha aggiunto delusione per chi aspettava parenti e amici. Chi doveva partire sa che dovrà restare. Israele è isolato, e lo sarà ancora per diversi giorni, fino a che la rabbia degli ayatollah non verrà canalizzata in una replica militare ritenuta adeguata. A metà mattinata il Comando militare interno ha sciolto la riserva, consentendo alla popolazione di allontanarsi dalle zone di sicurezza. Tuttavia, Tel Aviv, la città sempre pronta a celebrare la voglia di vivere, la città-bolla proiettata verso la festa in qualunque momento, venerdì mattina non aveva voglia di essere allegra. I bar, i locali solitamente affollati nelle ore che prima dello Shabbat erano in buona parte chiusi. Le strade vuote. Qualcuno a passeggio con il cane, pochi sportivi di corsa intorno al quartiere, il vocìo dei bambini scomparso.