Un minuto prima delle 20 il messaggio dell'Idf alla popolazione ha riacceso Tel Aviv.

Fine delle restrizioni, intanto per le prossime 48 ore: si torna a scuola, lavoro in presenza in tutto il Paese, ci si può riunire, incontrare, passeggiare senza l'ansia di tenere sempre d'occhio l'area protetta più vicina. L'annuncio ha dissipato in un batter d'occhio le cautele dei giorni scorsi. Le persiane sono state tirate su, le finestre aperte, la musica accesa, i bambini sui balconi, le luci accese dappertutto, pure nei grattacieli che di sera restavano nell'oscurità per paura di essere centrati da un missile.

Un ragazzo canta a squarciagola sul centralissimo Rotschild Boulevard, correndo su un monopattino. "La tregua è una cosa ottima per noi, siamo stanchi di guerre. Ovviamente capisco che dobbiamo difenderci per sopravvivere, ma mi piacerebbe che la realtà fosse diversa. Bisogna cogliere questa tregua e costruire una realtà diversa a lungo termine", commenta Eli, 65 anni. "È ora di riportare indietro gli ostaggi, non ci sono più scuse. Certo che vedere cosa sono in grado di fare i missili iraniani fa paura, ognuno si mette a immaginare che cosa succederebbe se un missile del genere cadesse sulla propria casa. La popolazione è stata forte, capace di affrontare le minacce. Purtroppo ci siamo abituati. E Bibi alla fine è riuscito a ottenere un risultato straordinario. Però ora è il momento che arrivi qualcun altro, con una politica diversa", auspica Eli.