GERUSALEMME - La prima sirena funziona come una sveglia per tutti gli israeliani, costringe milioni di persone a cercare il telefonino al buio delle 3 di notte per leggere il messaggio che blocca lo schermo accompagnato da un rumore gracchiante: il governo dichiara l’emergenza nazionale dopo aver ordinato di bombardare l’Iran. L’appello è a chiudersi nei rifugi o almeno a non allontanarsi dalle porte delle stanze blindate, dai garage pubblici che offrono protezione, dalla tromba delle scale che dovrebbe reggere l’impatto dei missili e dei droni. Eppure fino al tramonto gli allarmi non assordano più i pochi passanti nelle strade semivuote, mentre l’aviazione di Tsahal va avanti con le ondate che colpiscono i centri nucleari, gli scienziati che in quei centri lavorano, i generali che quel lavoro pianificano di trasformare in Bomba. Ne è convinta da sempre l’intelligence israeliana, pochi giorni fa lo ha confermato in teoria — calcolando la quantità di uranio arricchito accumulata — pure l’Agenzia atomica delle Nazioni Unite. Sono gli stessi numeri — «gli ayatollah sono a un passo dal produrre 9 testate» — che il premier Benjamin Netanyahu presenta in un video registrato prima di installarsi nel bunker di comando.
Israele attacca l’Iran, Teheran risponde con i missili: è guerra. La minaccia: «Se colpite i civili, nel mirino i leader politici»
Le prime sirene alle 3 di notte mentre l’esercito attacca gli ayatollah, poche ore dopo la seconda allerta: «State a 10 minuti dai rifugi». Netanyahu: servirà tempo














