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Ultimo aggiornamento: 16:22
Tre tracce, incastrate come tasselli di un puzzle, per risolvere un caso che era parso subito complicato e al quale mancano ancora delle risposte per ottenere il quadro completo. Ma a distanza di sei giorni dal ritrovamento a Villa Pamphili dei cadaveri di una bambina di pochi mesi seguito subito dopo da quello di sua madre, la procura di Roma ha messo un punto alla vicenda: il sospettato ha un volto e un nome. Si chiama Rexal Ford, ha 46 anni ed è un cittadino americano.
Per giorni i due corpi non hanno avuto un’identità, come anche il presunto killer. Poi la diffusione dei tatuaggi, le testimonianze e un documento d’identità, insieme al cellulare di Ford, hanno permesso di chiudere il cerchio attorno al 46enne, che negli Stati Uniti ha precedenti per maltrattamenti.
La prima svolta è arrivata dalle testimonianze. Tutte coincidenti nella descrizione di un uomo di mezza età. Le prime riguardavano l’uomo che trasportava un “fagotto” dentro Villa Pamphili, poi è stata la volta di una giardiniera e quindi di una donna che è stata intercettata da Chi l’ha visto? e ha raccontato di una coppia, con la donna tatuata, che circa un mese litigava in maniera violenta. In quel frangente era intervenuta una volante della polizia.













