Mamma e figlia. Di appena ventiquattro settimane. L’esame del Dna ha permesso di ricostruire con certezza il legame tra la donna e la neonata trovate morte sabato scorso a villa Pamphili a Roma. A cento metri l’una dall’altra. La prima nascosta nuda sotto un sacco nero vicino a degli alberi, la seconda abbandonata senza vestiti dietro una siepe. La piccola è stata massacrata di botte e poi soffocata. Quattro giorni prima era morta la mamma, per cause che solo gli esami medico legali potranno chiarire. Si sospetta un’overdose o un’intossicazione. O chissà, un’aggressione fatta con una cura criminale tale da non lasciare tracce. Oppure lasciarle quasi invisibili.
Villa Pamphili, il dna conferma: le vittime erano madre e figlia
Poche segnalazioni
Mamma e figlia ancora senza nome. Perché le impronte digitali della donna non trovano riscontro in nessuna banca dati. La polizia ha divulgato identikit e foto dei tatuaggi nella speranza che qualcuno li vedesse e fornisse informazioni utili. Di segnalazioni ne sono arrivate una decina, ma tutte troppo vaghe. C’è chi racconta di un uomo, vestito di nero e con un cappello, visto aggirarsi al parco con un fagotto in braccio. Chi spiega di aver visto una famiglia bivaccare da quelle parti. Il sospetto degli investigatori della squadra mobile è che fosse una dei tanti emarginati che la notte, sembra approfittando di una parte del cancello divelta sette mesi fa da un camion andato fuori strada e mai messa a posto, cercano rifugio in quel parco dove si ritrovano i potenti del mondo. A parlare dei grandi problemi degli ultimi e a pensare come risolverli.











