La hyperpole della 24 Ore di Le Mans ha riservato molte sorprese, anche se in una gara che dura 24 ore il giro veloce ha una importanza più simbolica che pratica. Tuttavia, le Cadillac con telaio Dallara (un'altra Italia che si fa apprezzare) si sono distinte come non erano mai riuscite a fare prima: tre hypercar nelle otto, due delle quali in prima fila, con riscontri cronometrici e velocità da brivido.
La casa americana ha stupito
Alex Lynn, il migliore ha rischiato di abbattere il muro dei 3 minuti e 23 secondi, sopra il quale è rimasto per soli 166 millesimi sfiorando i 332 km/h di velocità massima lungo i poco più di 13,6 chilometri dell'ormai mitico circuito. Il podio molto virtuale è occupato da una delle Porsche: due nelle dieci, l'altra è quinta, seguita dalla prima delle due Bmw. La sola Ferrari nella Top 10 è settima. Nona e decima una Alpine e una Toyota.
Probabile il ritorno della AMG
La sfida fra le marche è insomma sentitissima. Ma anche ovviamente quella fra piloti non scherza. Il più giovane è il 18enne olandese Lin Hodenius, schierato dalla Iron Lynx con la quale la Mercedes AMG rientra alla 24h di Le Mans, forse per preparare anche il rientro nella classe regina. Difficile, invece, dire chi sia il più ricco, perché ai nastri di partenza di questa 93/a edizione ci sono 17 ex piloti di Formula 1 e diversi di Formula E (alcuni nella doppia veste), ma anche parecchi “Vip” che non hanno problemi di soldi. Uno di questi è indubbiamente l'imprenditore elvetico Thomas Flohr, classe 1960 (sicuramente è tra i più... “esperti”), il cui patrimonio era stato stimato nel 2018 in 2,3 miliardi di dollari dalla rivista Fortune. Anche quest'anno sarà ai nastri di partenza con una Ferrari 296 nella LMGT3, una delle tre classi del World Endurance Championship.














