«Al Coni serve discontinuità. Di Giovanni Malagò non mi ha convinto questa eccessiva personalizzazione, io vorrei apparire meno ma dare più spazio a tutti, soprattutto ai presidenti federali che sono gli artefici dei successi». A due settimane dalle urne che decreteranno la fine dell’era Malagò al vertice del Foro Italico, Luca Pancalli annuncia il suo manifesto per il prossimo quadriennio olimpico. «Un Coni di tutti e non solo una fabbrica di medaglie» con un solo uomo al comando, questa la sua ricetta.
Il rapporto con la politica
E per attuarla pensa a una cabina di regia, tra i punti caratterizzanti del suo programma: «Noi non siamo abituati a lavorare insieme. Il Coni dopo il 2018 si è dovuto confrontare con altri soggetti. Dobbiamo metterci insieme intorno ad un tavolo e quali cosa fare insieme». I nuovi attori, neanche a dirlo, sono quelli legati al mondo della politica, a partire dall’istituzione di Sport e Salute, che ha preso il posto di Coni Servizi, con i vertici nominati dal governo e non più da Palazzo H. Pancalli ha sempre sostenuto la necessità di dialogare con la politica, ma respinge l’etichetta – «che un po’ mi mortifica» – di essere il candidato della politica.
Coni alla resa dei conti, l’endorsement mascherato di Malagò spacca lo sport italiano







