Collaboratori che gli filtrano telefonate, passano note, allungano un’insalata sulla scrivania, chiedono firme su documenti, annunciano visite non previste, lo aggiornano sul calciomercato, gli mettono fretta perché scenda in Sala Giunta per un saluto a quel convegno o a quella delegazione. Chi ha l’ambizione di succedere a Giovanni Malagò che la settimana prossima lascerà Palazzo H dopo dodici anni, sappia che questa è — sei giorni su sette, dalle 8 alle 20 — la vita del presidente del Coni.