La notizia è questa ed è stata scritta da molte testate giornalistiche perché, indiscutibilmente, il titolo è molto intrigante: ChatGpt è stato battuto a scacchi da un Atari del 1977. A voler ben vedere l’autore dell’esperimento, Robert Caruso – ingegnere software -, ha scritto che è stato «distrutto» dall’Atari, più specificatamente dal software-gioco (piuttosto mitico) Video Chess pubblicato nel 1979 ed emulato su pc tramite Stella. Ma a questa notizia, perché di fatto lo è considerando i cinque decenni che separano i due software - con il vecchio motore a 8 bit ad avere la meglio su schiere di gpu parallelizzate -, se ne può associare un’altra: ChatGpt non ci sta a perdere. Proprio per niente. Interrogato sulla faccenda, la risposta è sorprendente. Il prompt è stato: «Ciao Chat ho letto che sei stato battuto a scacchi da un Atari del 1977, è vero?». Prima la negazione, in terza persona, alla Maradona: «La storia che circola sul fatto che "ChatGPT è stato battuto a scacchi da un Atari del 1977" è una provocazione ironica, non un dato reale. È nata da un post virale in cui si metteva in discussione la capacità dei modelli linguistici come me di giocare veramente a scacchi, rispetto a motori specializzati». Poi il rilancio, quasi la sfida a chi – l’umano giornalista - mette in dubbio le sue capacità. Questo in prima persona: «Quindi no, non sono stato “battuto da un Atari del ’77” in una partita storica. Ma è vero che su scacchi complessi non sono il migliore avversario che potresti trovare. Se vuoi, però, possiamo giocare una partita per vedere come me la cavo!». Ma la verità di fondo è un’altra ancora: procediamo con ordine.