Sempre più persone cercano alternative alle proteine animali rivolgendosi a quelle vegetali. Adesso è tempo di ottimi e salutari legumi freschi, tra cui le fave. Alcune persone però soffrono di un problema genetico detto favismo e il consumo di questo legume può rivelarsi pericoloso e potenzialmente fatale. I soggetti che ne soffrono sfortunatamente non possono trarre beneficio da tale alimento nutrizionalmente ottimo, ricco di proteine, di fibre, di vitamine e di sali minerali. Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, il favismo è presente in oltre 500 milioni di persone nel mondo e in 400mila solo in Italia. Come si legge sul sito dell’ISS, si tratta del più comune difetto enzimatico umano.

Fave, un ingrediente letterario dall'Asia minore alle pagine dei libri

24 Aprile 2021

La causa

Ma di cosa si tratta nello specifico? E’ una conseguenza diretta della carenza dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), che svolge un ruolo cruciale nella protezione dei globuli rossi dai danni ossidativi, oltre a contribuire al buon funzionamento del sistema immunitario. Negli individui che presentano una carenza di questo tipo, i globuli rossi risultano molto più vulnerabili e tendono a “rompersi” più facilmente, un fenomeno meglio noto come emolisi, che può portare a conseguenze anche molto serie come anemia emolitica, ittero cioè colorazione giallastra della pelle, colorazione scura delle urine e ingrossamento della milza. L’accertamento del favismo è basato sulla misurazione dell’attività dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD) nei globuli rossi. Nei maschi è considerato attendibile anche un esame chiamato fluorescent spot test, da eseguire quando la crisi emolitica non è in corso. L’ematologo è lo specialista di riferimento per valutare i risultati dell’esame. Le sostanze pericolose, naturalmente presenti nelle fave, sono due: la vicina e la convicina. Composti che, anche dopo la cottura, possono scatenare reazioni emolitiche in soggetti G6PD-deficienti. I primi sintomi possono comparire anche dopo poche ore dall’ingestione (e fino a tre giorni dopo) e, nei casi più gravi, si verificano complicazioni renali che richiedono un intervento medico urgente. Per questo motivo evitare le fave è una necessità assoluta, non solo come alimento fresco ma anche come ingrediente trasformato in altri prodotti alimentari, come carni vegetali o preparazioni industriali.