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Tra le tante stranezze esposte al Disgusting Food Museum di Malmö, il museo svedese dedicato alle pietanze più insolite e visivamente ripugnanti al mondo, c’è anche un pezzo di un formaggio che in Italia è ben noto e molto apprezzato. Il cosiddetto casu marzu è un pecorino che viene fatto colonizzare volontariamente da larve vive, e chi lo osserva per la prima volta potrebbe rimanere turbato dai loro movimenti, visibili sia sulla superficie che all’interno della pasta.

È associato soprattutto alla tradizione culinaria della Sardegna, dove viene prodotto, consumato e commercializzato da secoli, nonostante la vendita sia vietata da leggi italiane ed europee.

Il casu marzu si ottiene da una forma di formaggio, nella maggior parte dei casi di pecora, che non ha completato la stagionatura, e che viene lasciata all’aperto o esposta in ambienti ben ventilati per attirare una mosca, la Piophila casei, che vi depone le uova all’interno. Quando le uova si schiudono, le larve escono e iniziano a lavorare la pasta per nutrirsene, rendendola molto più morbida e modificandone anche il sapore, che diventa intenso e pungente.

Il risultato è un composto cremoso e molto aromatico, ritenuto una prelibatezza da chi lo conosce e ci si è abituato, ma che può generare una certa repulsione in chi lo assaggia per la prima volta. L’ingestione delle larve ancora vive è considerata parte integrante dell’esperienza: per alcuni è impensabile mangiarlo senza, per altri è preferibile rimuoverne il più possibile prima di portarlo in tavola.