Colloqui e incontri con Elly Schlein, Goffredo Bettini, Gianni Cuperlo, Dario Franceschini. E almeno dieci inviti alle Feste dell’Unità da tutta Italia. Non è l’agenda di uno dei fedelissimi della segretaria del Pd, bensì quella di Matteo Renzi. L’ex premier, da qualche tempo, ha infatti ricominciato a parlare con molti dei suoi (ex) nemici. Ma anche con Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Ppi, e il vecchio amico Graziano Delrio, cattolico. Una tela faticosa, mettendo da parte i (tanti) veleni, per provare costruire quella che il leader di Italia viva ha ribattezzato «Tenda riformista»: un contenitore che possa ospitare più storie e profili civici possibili, per «raggiungere un 6-7%» e provare a essere decisivi alle prossime elezioni politiche. Una terza gamba, che però rimanga al di fuori della delicata dinamica tra Pd e M5S. «Un ravvedimento operoso, dove va Matteo è insondabile — commenta Pier Luigi Bersani, probabilmente informato sulle manovre in corso — , ma da me nessuna preclusione». «Niente veti», insomma, che poi è anche la risposta che Renzi dà a chi gli chiede conto di Carlo Calenda, con il quale è tornato a parlare dopo un anno e mezzo di botte da orbi, organizzando addirittura un evento comune su Israele e Gaza. Fantascienza, fino a qualche giorno fa.
Renzi dialoga con gli ex nemici (da Bettini a Cuperlo): ora una «tenda riformista» che punti al 6-7%
L'ex premier lavora alla costruzione di un soggetto politico che raccolga i voti moderati e civici, in appoggio a Pd e M5S. Il tour alle Feste dell'Unità






