Il confronto tra il mondo del calcio e la società civile fa emergere, per contrasto, un doppio paradosso. Da una parte una politica che non fa nulla, ma proprio nulla, per promuovere i giovani: vietato l’ingresso (e l’integrazione) alle nuove generazioni straniere che, come dicono ormai concordemente economisti e imprenditori, con il loro lavoro e la loro partecipazione darebbero linfa al Paese e alla vita attiva di una popolazione invecchiata e stanca. Al contempo, l’incapacità di trattenere i nostri laureati (ma anche i non laureati) e di conseguenza l’emigrazione dei giovani in fuga, ben più significativa dell’immigrazione. In questo Paese i giovani vanno puniti a prescindere. Dall’altra parte, nel calcio, si preferisce strapagare gli stranieri di mezza età spesso mediocri sacrificando ogni cura per i talenti italiani.