Le parole pronunciate giovedì dal presidente iraniano Masoud Pezeskhian danno l’idea del momento: «Se dovessero distruggere gli impianti nucleari li ricostruiremo e le capacità tecniche sono nelle nostre menti». Come dire «siamo pronti» ad ogni evenienza, come lo sono gli avversari. Un crescendo di indiscrezioni ha creato le condizioni per cui l’interrogativo non è «se» ci sarà uno strike israeliano ma «quando». Guerra psicologica e movimenti militari, rulli tamburi da parte degli schieramenti mentre si giocano ancora le carte diplomatiche con un incontro previsto domenica in Oman. I preparativi