Nascosto in un bunker, mentre Teheran è sommersa dai missili, Ali Khamenei sfida Israele e gli Stati Uniti per mostrare una parvenza di solidità del regime. “Non ci arrenderemo mai e se gli Usa ci attaccano subiranno danni irreparabili”, è l’avvertimento lanciato dalla Guida suprema in un nuovo intervento alla tv di Stato dall’inizio dell’offensiva dell’Idf. Parole che si infrangono sul muro della superpotenza americana e del suo imprevedibile presidente: Donald Trump, incurante delle minacce, ha rinnovato l’ultimatum a Teheran, questa volta “definitivo”, ad una “resa senza condizioni”, tenendo aperta l’opzione del coinvolgimento diretto nel conflitto al fianco dello Stato ebraico.
L’ayatollah Khamenei, che da giorni si nasconderebbe in un covo sotterraneo lontano a Teheran per sfuggire ai missili israeliani, si è rivolto alla nazione per attaccare “il nemico sionista” e il suo principale alleato. Un messaggio di 9 minuti, con al fianco la foto del fondatore della Repubblica islamica Khomeini, in cui l’86enne capo della teocrazia ha detto che non ci sarà “nessuna pietà per i leader israeliani” e che lo Stato ebraico sta subendo una “punizione severa”, tanto che “i suoi amici americani” sono stati costretti ad “entrare in scena”.













