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Per il terzo giorno consecutivo ci sono state rivolte antimigranti a Ballymena, in Irlanda del Nord. Sono iniziate lunedì e mercoledì sera si sono allargate a Larne, dove è stato incendiato un centro sportivo. Ci sono stati disordini più contenuti anche a Carrickfergus, a Newtownabbey e nella zona nord di Belfast. Negli scontri con le forze dell’ordine sono stati feriti 32 agenti, ma l’ultima comunicazione della polizia si riferisce a martedì. Sono stati arrestati almeno 5 rivoltosi.
L’Irlanda del Nord non è nuova alle rivolte, che però storicamente hanno avuto motivazioni politiche legate alla storia della regione: unionisti contro nazionalisti. L’elemento di novità di queste ultime è il movente razziale, o meglio razzista, che le accomuna ad altre degli ultimi anni sia in Irlanda sia nel Regno Unito.
Anzitutto, il motivo. Le proteste sono cominciate in reazione a un caso di presunte molestie sessuali a una ragazza, sabato a Clonavon Terrace, un quartiere di Ballymena. Lunedì, per quel caso, in tribunale sono stati interrogati in videocollegamento due 14enni: parlavano romeno, hanno avuto bisogno di un interprete, e hanno negato le accuse. Quel giorno, sui social, è circolato un post che convocava una veglia pacifica per lunedì sera stesso. L’obiettivo era «mostrare la nostra rabbia per ciò che non può e non sarà accettato in questa città».










