(Il Sole 24 Ore Radiocor) - In una giornata caratterizzata da molti ribassi, si evidenziano gli acquisti su Eni +0,89%

che a Piazza Affari (FTSE MIB -1,10%

) si posiziona in cima al listino. Il titolo risente dell’incremento del prezzo del greggio con il Brent che ha toccato nella seduta di mercoledì 11 giugno i 70 dollari al barile - il livello più alto in oltre due mesi – per poi ritracciare brevemente. Il Dipartimento di Stato Usa e il Pentagono hanno dichiarato che gli Stati Uniti stanno riducendo la loro presenza in Medio Oriente al personale essenziale, a causa dell'aumento delle tensioni nella regione. Nella seduta di giovedì i prezzi del petrolio sono in calo.

Entrando nel dettaglio, l’Iran ha prodotto a maggio 3,36 milioni di barili al giorno, ovvero poco più del 3% della produzione globale. Nel periodo pre-pandemia, ricordano gli analisti di Equita, l’Iran aveva raggiunto un picco produttivo a circa 3,8 milioni di barili al giorno, sceso ad una media di 2,4 milioni nel corso del 2019 per le sanzioni imposte della prima amministrazione Trump nei confronti del Paese.

«La nostra ipotesi di Brent sul 2025 è pari a 70 dollari al barile», stimano gli analisti di Equita, «che implica un prezzo medio fino a fine anno di circa 68 dollari. Continuiamo a ritenere che l'attuazione dei tagli compensativi degli “scartellamenti” nei prossimi mesi, il rallentamento dei volumi di produzione negli Stai Uniti nella parte non convenzionale, oltre che l’inasprimento delle sanzioni a Iran e Venezuela siano i fattori che potrebbero far mantenere comunque l’equilibrio tra domanda e offerta sul mercato fisico del greggio». In questo scenario secondo gli esperti oltre ad Eni a beneficiarne anche Tenaris -0,12%