Un fulmine a ciel sereno per i tifosi della Rossa e non solo. L’Italia dello sport perde un evento importante, il Gran Premio di Formula 1 a Imola. Sui saliscendi del Santerno sono state scritte pagine di rilievo della storia della velocità, con il Circus che ci ha fatto tappa fissa dal 1980. Erano i tempi eroici di Gilles Villenueve e Nelson Piquet, poi quelli del professor Prost e di magic Senna che qui ci lasciò la vita in un drammatico primo maggio. Fino ad arrivare all’epopea di Schumi che, sul tracciato dedicato ad Enzo Ferrari e a suo figlio Dino scomparso prematuramente, si impose bel 7 volte, l’ultima delle quali nel 2006, l’anno che lasciò il Cavallino dopo quasi un ventennio.
A decretare la fine del rapporto fra il circuito della Motor Valley e gli organizzatori americani di Liberty Media non c’è alcuno strappo, nessuna “rottura delle trattative”. E nemmeno una conferenza stampa. A sancire lo stop è stata la divulgazione del calendario provvisorio di F1 dell’anno prossimo, una tappa usuale in questo periodo. Pur se i Gran Premi restano 24, Imola non c’è più. La nuova gestione stelle e strisce della F1 ha innalzato gli introiti ed esaltato lo spettacolo, ma il business guida ed anche la migliore tradizione viene sacrificata sul fronte al guadagno. È vero, il contratto era scaduto. Ma in uno sport tanto veloce, le cose possono cambiare in fretta e le speranze che si presentasse qualche appiglio erano tutt’altro che azzerate.












