Andrea Orcel si riprende la scena mediatica sulle due principali operazioni bancarie nelle quali è impegnato. Per la quinta volta fa balenare un possibile ritiro dall’Ops su Bpm («le probabilità al momento sono al 20% o meno, se non ci sarà chiarezza da parte del governo sul golden power, ci tireremo indietro»); sfida il governo tedesco («a fine mese potremmo salire al 30%).
Da Berlino dove ieri ha presenziato alla Goldman Sachs Financials Conference, l’ad di Unicredit ha voluto dettare la sua linea sul risiko, dove è impegnato da novembre 2024 con il blitz su Commerz mentre due mesi dopo ha lanciato l’offerta su Bpm, attraverso dichiarazioni tipiche della sua abilità linguistica dove fa un passo avanti e poi uno indietro. Riannodiamo il nastro.
Parte dall’Ops congelata dalla Consob su Bpm su cui pende il giudizio al Tar. Il banchiere romano riduce le chance di realizzazione perché «è tutto legato» al fatto che «il governo chiarisca o non chiarisca» gli aspetti controversi legati al Golden power. Ma poco prima, Orcel era stato ancora più esplicito, spiegando che, se i “paletti” dei poteri speciali non saranno chiariti, «ritireremo la nostra proposta».
Con il Mef è in corso un negoziato sulle prescrizioni anche se l’ultima lettera di via XX Settembre del 29 maggio, è stata impugnata al Tar. Uno dei passaggi sgraditi: «se non è possibile rispettare le prescrizioni, non ci può essere una arbitraria disapplicazione, ma l’impossibilità va motivata con prove concrete». Se i paletti sono ben definiti, ha proseguito Orcel, «sono accettabili» ma se, al contrario, «non sono chiari, allora la probabilità che corriamo» i rischi connessi sono pari a «zero».










