Roma, 11 giu. (askanews) – Con l’inflazione in frenata negli Stati Uniti, fattore che si aggiunge al rallentamento del mercato del lavoro, si fa più scomoda la posizione della Federal Reserve, la Banca centrale Usa, nel mantenere ancora una volta lo status quo sui tassi di interesse. La prossima settimana, martedì 17 mercoledì 18 giugno si terrà un nuovo direttorio, il Fomc, e le attese prevalenti restano quella di una conferma sui tassi.

Ma anche senza considerare il probabile rilancio delle pressioni da parte della Casa Bianca – in questi mesi il presidente Donald Trump non ha certo risparmiato critiche al presidente della Fed Jerome “Troppo Lento” (come lo ha ribattezzato Trump) Powell – ora diversi esperti si chiedono che se l’istituzione non debba riconsiderare la sua impostazione, e riprendere la manovra di tagli al costo del danaro.

Soprattutto, nel mirino dei critici potrebbero finire le attese della Fed di pesanti contraccolpi in termini inflazionistici dai dazi commerciali decisi (e poi spesso rapidamente sospesi per portare avanti trattative) dall’amministrazione Trump.

Gli ultimi dati sull’inflazione, infatti, hanno mostrato che a maggio il caro via negli Usa è rallentato, come da attese, al 2,4% su base annua, un decimale in meno rispetto ad aprile. Ma l’aumento dei prezzi su base mensile, pari allo 0,1%, è stato inferiore al previsto, anche guardando all’indice di fondo (senza alimentari e energia). Quindi, almeno per ora, non si assiste a consistenti ricadute dai dati in termini di aumenti dei prezzi interni.