La Bce, come ampiamente previsto, ha mantenuto fermi i tassi di interesse. Ma adesso, è l’ora della Federal Reserve. In settimana si riunisce la Banca centrale americana. Dopo tanta attesa dovrebbe arrivare un nuovo taglio al costo del denaro, previsto in calo del 4,50% al 4,25%. L’elemento chiave riguarda il focus della Fed, che nelle ultime settimane si è spostato – almeno in parte – dall’inflazione al mercato del lavoro. Il tutto anche alla luce della pesante revisione al ribasso (oltre 900 mila unità) dei dati fra marzo 2024 e marzo 2025. Numeri che mettono in discussione la solidità e resilienza del mercato del lavoro USA di cui si era a lungo parlato nei mesi scorsi. «Certo, l’inflazione resta sotto i riflettori, ma – in questa fase – l'attenzione si sta spostando sull'indebolimento del mercato del lavoro statunitense» ha spiegato Stefano Gianti, analista presso Swissquote «gli ultimi dati sull'indice dei prezzi al consumo usa (Ipc) sono risultati sostanzialmente in linea con le aspettative o appena al di sopra, mentre si è registrato un aumento delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, dando ancora più voce alle esigenze di un taglio ai tassi». Crescono, nel frattempo, le possibilità di vedere un secondo taglio ad ottobre (88%) ed un terzo entro fine anno (80%). Salvo sorprese, si procederà a piccoli passi, sempre con tagli da 25 punti base (0,25%), anche per evitare nuove fiammate inflazionistiche.