Meno incertezze sull’outlook economico rispetto a maggio, anche se restano rischi legati all’impatto dei dazi e all’inflazione. La maggior parte dei banchieri, comunque, prevede un taglio di mezzo punto percentuale dei tassi d’interesse entro la fine dell’anno. È quanto emerge dai verbali dell’ultima riunione del Federal Open Market Committee (Fomc), l’organismo della Federal Reserve responsabile della politica monetaria degli Stati Uniti. In quell’occasione, lo scorso 18 giugno, la Fed decise con voto unanime - 12-0 - di mantenere i tassi d’interesse al 4,25%-4,50%, come previsto dagli analisti. Secondo la Fed, «l’incertezza sull’outlook economico è diminuita, ma resta elevata».

La spaccatura

Pur essendoci un accordo sul fatto che è necessario attendere maggior chiarezza prima di procedere sui tassi, i verbali rivelano comunque divisioni all’interno della Fed su come procedere. Un paio di membri della banca centrale si sono detti aperti a valutare un taglio dei tassi di interesse a luglio nel caso in cui i dati si evolvessero secondo le loro attese. Altri partecipanti hanno affermato che il percorso più appropriato prevederebbe invece l’assenza di tagli ai tassi nel 2025. La Fed è sotto attacco del presidente Donald Trump che chiede a gran voce un taglio dei tassi di interesse. «Sono troppo alti di almeno tre punti», ha spiegato mettendo in evidenza che ogni punto costa 360 miliardi di dollari l’anno.