Pur in assenza nominale dei comunisti e socialisti, il fronte popolare realizzato dal terzetto Conte-Landini-Schlein, in ordine rigorosamente alfabetico, attorno ai cinque referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, appena annegati nelle acque di un astensionismo per niente casuale, è tornata alle origini. Cioè al 1948, quando Pietro Nenni commentò i risultati delle elezioni politiche contrapponendo le “urne vuote” di voti per la sinistra alle “piazze piene” che gli avevano un po’ fatto perdere la testa. Sino a fargli chiedere a Sandro Pertini, peraltro contrario ai modi e ai tempi con i quali era stata concordata l’alleanza col Pci di Palmiro Togliatti: «Avremo uomini abbastanza per coprire tutti i posti che ci spetteranno al governo?». Uomini e anche donne, naturalmente. Accasciato su una sedia sudato, stanco e deluso, Nenni dovette subire nel suo ufficio di segretario socialista il sarcasmo di Pertini, che lo consolò dicendogli che non avrebbe dovuto più preoccuparsi di dovere trovare così tanti compagni per occupare così tanti posti. Fra l’altro, anche i compagni socialisti erano stati politicamente falcidiati con l’uso delle preferenze da parte dei comunisti, risultati fra gli eletti alla Camera più numerosi e rimastivi sino alla fine dei due partiti. Nonostante i tentativi di Bettino Craxi negli anni Ottanta, da presidente del Consiglio, di riequilibrare i rapporti di forza.