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Domenica e lunedì quasi 15 milioni di persone hanno votato per i referendum sul lavoro e sulla cittadinanza, ma ne servivano almeno 25,5 milioni per raggiungere il quorum del 50 per cento, la soglia che avrebbe validato le proposte. Nonostante sia complicato attribuire ai risultati dei referendum una precisa indicazione sull’orientamento politico di chi è andato a votare, è evidente che il mancato raggiungimento del quorum sia una sconfitta per chi ha fatto campagna per il “Sì”, quindi per la CGIL e il centrosinistra, che tuttavia già da lunedì sera sta cercando di difendere il risultato con un’azzardata interpretazione politica.

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I dati diffusi dal ministero dell’Interno aiutano però a capire un po’ meglio come è andato questo voto, quante persone hanno votato e dove, quante hanno sostenuto i quesiti. In particolare per quel che riguarda il quesito sulla cittadinanza, che nelle ultime settimane è stato il più sentito in termini di mobilitazione.

L’affluenza è il primo dato diffuso dal ministero ed è anche il più importante per il quorum. Alla fine in Italia l’affluenza è stata del 30,6%, quasi 20 punti percentuali in meno rispetto quorum. Tenendo conto anche dei voti degli italiani all’estero è stata anche più bassa, complessivamente del 29,9%.