Gli otto chilometri e mezzo che separano il Rigamonti dal PalaLeonessa non sono stati mai così lunghi. E mai come oggi rappresentano la distanza fra l’inferno della Brescia calcistica che rischia di sparire e il paradiso di quella del basket che sogna lo scudetto. Da una parte lo scenario concretissimo del fallimento della squadra che fu di Baggio e Guardiola, di Hagi e Pirlo. Dall’altra i sogni di gloria della Germani, che da domani va a caccia del primo tricolore della sua storia nella finale con la Virtus Bologna. Le due facce di una città che con lo sport ha sempre avuto un rapporto complesso, con un’incongruenza evidente: come può la prima provincia industriale del Paese, 1.2 milioni di abitanti e 120mila aziende registrate all’anagrafe camerale, non riuscire a esprimere una squadra seriamente competitiva nel calcio? Aveva forse ragione Gino Corioni, presidente delle Rondinelle per 23 anni, criticato in vita ma oggi da molti rimpianto, quando diceva che «a Brescia gli industriali preferiscono spendere per una Ferrari in più nel garage che per sostenere un bene collettivo».
Brescia, dal paradiso del basket all'inferno del calcio: 8 chilometri che non sono mai stati così lunghi
Se da una parte la squadra di Peppe Poeta si appresta ad affrontare un'attesissima finale scudetto con la Virtus Bologna, dall'altra la formazione che fu di Baggio, Guardiola, Pirlo e Hagi è a un passo dal fallimento








