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Il ristorante stellato di Lomazzo non mette al centro il culto dello chef Davide Marzullo ma evidenzia il lavoro di tutto lo staff, in coerenza con un ristorante che dà del tu al cliente e punta forte sulla condivisione e sull’informalità
Ci sono ristoranti che semplicemente non sono come gli altri. Intendiamoci, a parole ciascun ristoratore, ciascuno che sostiene con veemenza la sua unicità, e ci mancherebbe altro. Ma poi la verità – e lo dice chi nei ristoranti trascorre tantissimo tempo – è che quando ti imbatti in un luogo speciale lo riconosci subito. E a questa categoria appartiene certamente Trattoria Contemporanea di Lomazzo, tra Milano e Como, una stella Michelin molto precoce e mai in discussione.
A rendere l’unicità di questo ristorante basti un dettaglio. Chiedo un’intervista allo chef Davide Marzullo e mi sento rispondere che lui interviste a titolo personali non ne rilascia perché vuole far passare il concetto di squadra. Quindi semmai intervisto tutto lo staff. Soluzione complicata, però ammiro l’idea e il coraggio di portarla avanti in un mondo che continua a ruotare attorno al culto della figura dello chef come titanico uomo solo contro tutti. Qui no. Quindi racconterò Trattoria Contemporanea come un collettivo; cinque ragazzi ognuno con la sua personalità, Marzullo e il suo estro creativo in cucina, Andrea Noto e Christian Malatacca con lui in cucina, Elena Orizio in pasticceria, Mattia Piotto in sala. E il resto dello staff composto da giovani entusiasti e al contempo rigorosi. Qui avere trent’anni vuol dire essere tre i vecchi, la spietata legge della giovinezza.






