Nella pletora dei gialli italiani, il contraltare ai (geniali) commissari letterari sono i non professionisti con la passione per le indagini. Detective improvvisati ma con un tasso di fallimenti pari a zero. La cronista di un importante giornale milanese, Elena Donati, che ritorna nelle pagine del nuovo romanzo di Sandra Bonzi, «Una parola per non morire» (Garzanti), è una di loro. Ha metodi non ortodossi, al limite della legalità, e si avvale dell’aiuto di una squadra improbabile: la madre Margherita, i figli, l’operatrice sessuale Albachiara, le sorelle ottuagenarie Giuffrida. Il tono è frizzantino, c’è molta nevrosi metropolitana e un’inchiesta che si insinua nel tran tran quotidiano dei personaggi. La fine? Inevitabile: Donati chiude il caso con successo.