Roma, 9 giu. (askanews) – “L’attuale stagione irrigua resta critica, seppur non drammatica come lo è stata la precedente, le cui perdite pesantissime e i danni irreversibili sono ancora ferite sanguinanti sulla pelle dei produttori e allevatori, i comparti cerealicolo e zootecnico tra i più colpiti, ed è fondamentale che a livello istituzionale si programmi bene la distribuzione, perché l’acqua va governata con parsimonia, altrimenti finisce o si disperde”. Così Giosuè Catania presidente della Confederazione degli agricoltori Cia Sicilia Orientale, che dopo il primo fine settimana di caldo intenso avverte: “non è tempo di fare allarmismi, ma si commetterebbe un grave errore se si pensasse che le piogge dello scorso inverno abbiano risolto il problema siccità nelle nostre campagne”.

Le reti idrauliche da manutenere, obsolete ormai da sostituire, sono complessivamente 900 chilometri: un sistema di scorrimento delle acque a pelo libero che serve oltre 9 mila ettari di superficie, costellato di sgrigliatori, paratoie e deviazioni persino su terra battuta, senza contare le reti secondarie e terziarie per lo più fuori uso e abbandonate. Per ogni turno di irrigazione di 21 giorni, ricorda Cia, servono 16 milioni di metri cubi (Mc)c irca di acqua ed una immissione giornaliera nei canali di circa 700 mila M3.