Con il 36,1% di affluenza Roma supera di circa sei punti percentuali la media dei votanti del resto d’Italia. Nonostante il quorum dei cinque quesiti referendari non sia stato raggiunto nemmeno nella Capitale, quelli fatti registrare in città sono numeri comunque più positivi rispetto allo scenario nazionale. O almeno così li interpreta la Cgil Roma e Lazio, che di questi quesiti era il principale proponente.
L’asticella si è fermata, per la precisione, al 36,18% degli aventi diritto per il quesito sul reintegro in caso di licenziamenti illegittimi, al 36,17% per quello sulla tutela dei contratti a termine, al 36,19% per quello che chiedeva di esprimersi sulla responsabilità per gli infortuni sul lavoro, al 36,18 per il referendum dedicato alla cittadinanza italiana e al 36,17% per il quesito sui licenziamenti e il limite di indennità.
"È stata una grande prova di democrazia – ha commentato a caldo il segretario della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola – Nel Lazio più di una persona su tre si è recata alle urne, parliamo di quasi 1,5 milioni di persone, con un’affluenza superiore alla media nazionale e poco al di sotto delle ultime elezioni regionali del 2023. A Roma in più di 50 sezioni il quorum lo si è superato. Da questa campagna referendaria, intensa e partecipata, ne usciamo con più forza e determinazione per proseguire la mobilitazione per aumentare i diritti delle persone dentro e fuori i luoghi di lavoro. Abbiamo rimesso al centro del dibattito del Paese le questioni delle lavoratrici e dei lavoratori grazie ad uno sforzo collettivo di tantissime persone”.













