Sul dibattito aperto dalla petizione firmata da 80 giuriste contrarie al disegno di legge che introduce il reato di femminicidio, riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’ex parlamentare, intellettuale cattolica e femminista, Giancarla Codrignani e la replica di Milli Virgilio.
La lettera di Giancarla Codrignani
Cara Milli Virgilio, quando parliamo di “diritto” in quanto “donne” siamo sempre in sospetto: il diritto è neutro, riguarda la persona. Se pensiamo alla parità, in Italia non abbiamo più problemi: sono donne “il capo” governo e “ il capo” dell’opposizione. Che vorresti di più? Ma “il capo” replica il modello unico del potere, di cui le donne non vorrebbero assumere la rivincita, bensì cambiarlo. A partire dalla differenza culturale le donne sono vittime di omicidi, per rapina, per incidenti stradali (e le aggravanti o attenuanti gli avvocati se e giostrano come sempre). Mentre credo che il femminicidio sia un salto qualitativo nel diritto, un reato di specie. L’omicida ha proprie attenuanti, il femminicida no. Ha investito prima di tutto sé stesso nella relazione, ha detto o dice di amare e, anche ha comperato un corpo per un rapporto servile, quella violenza investe la società, offesa non solo nella parte lesa - le donne in sé non sono migliori “ per natura” ma il senso comune dell’umanità che non può accettare, all’interno di tutte le istituzioni, di tutti i valori, di ogni famiglia o coppia e della trasmissione della vita, questa fattispecie di violenza. Tanto più che non abbiamo una normativa certa che garantisca il consenso della donne nella relazione anche all’interno del rapporto stabile o coniugale. Non possiamo convalidare noi il patriarcato quando si tratta del diritto delle donne all’autonomia della loro libertà. Ma ragionare fa bene a tutti, donne e uomini.






